Fanum Fortunae - Fano
DESCRIZIONE

La città è ricordata da Cesare, Strabone, Tacito, Plinio, Mela, Tolomeo, Claudiano, Procopio, oltre che dagli Itinerari, e fa parte della VI regione augustea. La deduzione della colonia di Fanum Fortunae è in genere riferita agli anni tra il 31 e il 27 a.C., ma i reperti archeologici testimoniano che sul terrazzo poco a nord della foce del fiume Metauro esisteva già un insediamento di una certa consistenza, probabilmente sorto all’epoca della prima romanizzazione e dell’apertura della Via Flaminia (220 a.C.) attorno al fanum della dea Fortuna, in un’area di più antica frequentazione. E’ all’epoca della deduzione coloniale che in ogni caso va fatta risalire la ristrutturazione urbana, secondo un preciso piano programmatico, la realizzazione della Basilica nel Forum e la costruzione della cinta muraria; essa viene terminata nel 9-10 d.C. per volontà dell’imperatore Augusto.

L’impianto urbanistico era a maglia regolare, con vie parallele che si incrociavano ad angolo retto, ben riconoscibile ancor oggi nella pianta del centro storico. Il Decumanus Maximus (Via Arco d’Augusto) costituisce la continuazione della strada consolare, che dalle falde di Monte Giove giunge alla città con un lungo rettilineo. Anche uno dei cardines principali (via Nolfi) è allineato con l’asse di base della centuriazione che caratterizza la parte finale della pianura del Metauro, da Ad Octavum alla costa.

La rete fognaria romana, ancora in uso, è costituita da una serie di lunghi collettori ad altezza d’uomo; essi risultano disposti in asse con le più importanti antiche vie e ne ripropongono il disegno a maglia regolare. Numerosi tratti di pavimentazione stradale romana sono stati rinvenuti in vari punti del centro di Fano e risultano costituiti da grossi basoli di trachite dei colli Euganei, caratterizzati dal peculiare consumo a solchi paralleli determinato dalle ruote dei carri.

Il Foro sorgeva con probabilità all’incrocio dei due assi viari principali. Monumento celebre di Fanum Fortunae era la Basilica, progettata e costruita da Vitruvio, come egli stesso attesta nel De Architectura. Resti del Tempio nell’area forense sono stati da alcuni riconosciuti nelle strutture monumentali conservate sotto Sant’Agostino, ma nessuna certezza c'è a riguardo; il Teatro è invece in corso di scavo nelle vicinanze; alcune murature dell’anfiteatro sono state scoperte negli anni passati. Un acquedotto, realizzato in galleria a partire dalle vicine colline di Monte Giove, giungeva fino alla città, in parte parallelo con la Flaminia.

 

Autori: Mario Luni, Massimo Gasparini

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